Era da un po' che volevo tirare fuori
il sassolino, non già dalla dispensa ma dalla scarpa.
La pietra dello scandalo o nel sandalo, se preferite, è costituita dal
prezzo della tazzina di caffè, che, per qualche misterioso motivo, da queste parti raggiunge vette inviolate, la cima Coppi dell'inflazione nel giro d'Italia dell'espresso.
Mi riferisco al prezzo
normale naturalmente, non ai casi eclatanti di cui rimangono vittime i malcapitati turisti e nei quali interviene direttamente la Guardia di Finanza.
Insomma, sto parlando del caffè preso a banco o di una sua variante, nella tipica situazione genialmente immortalata
da Bruno Bozzetto in questo gustosissimo filmatino.
Mi sono fatto perfino una ragione del titolo di quel grande classico hollywoodiano, "Colazione da Tiffany", diamine, un caffè, un bicchiere di latte e una
brioche, nel giro di 5 anni non ce li porterà più il cameriere ma un furgone portavalori della
Brink's.
Ora, io non ho niente contro i baristi, però non capisco perché su un espresso ci possono essere 25 centesimi di differenza nel giro di 200 chilometri, mentre un litro di benzina varia al massimo di 4-5 centesimi.
Per non parlare degli aumenti, le monetine da 1 e 2 centisimi sono state abolite senza alcun bisogno di referendum,
per semplificare i resti dicono.
Ca**o, dico io, ma Tremonti non poteva proporre la banconota da 83 centesimi?
Va bene che nessuno chiede un litro di gasolio macchiato caldo in tazza grande, però mi sembra si esageri con questa fola dei costi di gestione.
E dei miei costi di digestione, ne vogliamo parlare?