domenica, giugno 11, 2006

Un mercoledì da pedoni

Non so voi, ma io l'altro giorno sono andato in ufficio in autobus.

Non uso spesso i mezzi pubblici perché mi muovo prevalentemente in bicicletta in questa sterminata città, anche perché, sfiga vuole, per andare dove devo andare (thanks totò), mi servono almeno due fottuti autobus.

Senonché martedì sera Giove pluvio mise finalmente in atto la sua passeggera minaccia, costringendomi ad abbandonare il bolide sotto una malferma tettoia. Ma soprattutto mi costrinse il giorno successivo a prendere i famigerati 2 autobus per recarmi sul luogo di espiazione quotidiana.

Il primo bus lo manco di un niente.
Ne approfitto per andare a comprare un paio di biglietti dell'ATCM.
Mi rassegno allora ad aspettarlo nella pensilina in plexiglas.
Non sono un elettrotecnico, nemmeno un fisico delle alte temperature, men che meno ho la laurea in ingegneria nucleare, lo confesso, però posso dimostrare scientificamente che le pensiline in plexiglas ingabbiano l'energia solare trasformandola magicamente in sudore e puzza d'ascelle.
E la chiamano pure energia pulita!

Detto ciò, finalmente dopo circa 10 minuti d'attesa, arriva il fatidico cinque.
Forse per l'effetto serra, forse per ignoranza atavica, il cervello nonostante ripetuti tentativi non riesce a dare una risposta alla domanda: e adesso dove devo scendere per prendere la coincidenza con l'undici?
E intanto l'autobus avanza implacabile nella giungla d'asfalto, nonostante la interminabile fila di semafori monotonamente rossi, forse in omaggio alla tradizione emiliano-comunista della città.
Alla buon'ora il cervello si riprende, stazione delle corriere! è il grido che riecheggia tra le vuote pareti della scatola cranica, proprio quando è ora di scendere.

Con un balzo che ricorda quello del mitico signor Hilltop, scendo dal mezzo e m'infilo in un altro forno a microonde, per consultare gli orari.
Riuscirò a trovare la tabellina dell'undici prima che la materia grigia si trasformi in plasma?
Confesso di aver titubato a lungo di fronte alla scelta tra l'autobus e il nobel per la fisica.

Finalmente trovo la benedetta tabellina dell'undici, "fantastico!" penso tra me e me, "passerà tra due minuti...".

Povero fesso.

Ammetto di non essere mai stato un fenomeno in matematica, però se la tabellina dice 14.53, uno che scende alla fermata alle 14.50, s'aspetta di veder passare il mezzo tra 3, forse 4, facciamo 5 minuti al massimo.
O no?
No.
Perché in realtà non abbiamo considerato il fattore I.
Insomma, alle 15:13 arriva il fottutissimo undici.
Gli altri numeri erano passati già tutti due volte.

Quando accadono queste cose, uno si chiede sempre se la legge di Murphy si applichi anche agli autobus: "qualunque autobus tu debba prendere ci sono ottime possibilità che il tuo sia l'ultimo ad arrivare con un ritardo direttamente proporzionale alla tua fretta".

Salgo in vettura, come si diceva una volta, ritimbro il titolo di viaggio e mi appollaio su uno di quei sedili rialzati, dove osano le aquile, perché le vecchine ultrasettantenni non c'arrivano o temono di spezzarsi un femore, compresa la nonna di Rheinold Messner.

Subito appaiono chiare due cose: il conducente è un tifoso di Schumi. Ed è napoletano.
Evvai.
Vigliacco se riesce a fermarsi prima di 10 metri dal segnale di fermata.
I metri diventano 15 quando dopo un lungo patteggiamento alla stazione dei treni carica una simpatica cubana, a dire il vero assai più simpatica che vestita.

"Non parlate al conducente" recita stancamente un avviso.
Dovrebbero correggerlo e metterlo sul cruscotto:
"Non fate i cretinetti con le cubane".

Ad un certo punto un grido squarcia l'abitacolo. "Si fermi!" inveisce una poveretta. Poveretta nel senso che non era dotata quanto la cubana.
Sull'onda della scollatura, la fermata non l'ha proprio vista.
Scene di ilarità e commenti piccanti serpeggiano tra le fila dei passeggeri, in un crescendo di scommesse volgari e sguardi ammiccanti arriva (purtroppo!) il mio turno di scendere.

Mentre cammino in stato catatonico verso l'ufficio, il cervello s'arrovella senza sosta su un quesito destinato a rimanere insoluto per sempre:
sarà mai riuscita la bella cubana ad arrivare illibata a destinazione?

8 commenti:

Giovanni ha detto...

Mia figlia ha 15 anni, quasi 16, e noi genitori pensiamo che possa girare da sola anche la sera, usando i mezzi pubblici. Specialmente se, come capita a Modena, il comune ti mette a disposizione il fantastico TAXI-BUS.
http://www.atcm.mo.it/TaxibusPubblicita.asp

Cosi', verso le 21.00 mia figlia si è diretta al Policlinico e non ha trovato nè taxi, nè indicazioni sui numeri da chiamare. Allora si è spostata a piedi alla "Stazione Piccola", altro luogo di accessibilità per il Taxi BUS e anche lì, stessa storia. Nessun taxi e nessuna indicazione per poter chiamare il servizio Taxi-Bus. Percio' ha chiamato casa e sono andato e riprendermela.
Conclusione: gli ideatori del taxi bus, sono geniali inventori, ma pessimi realizzatori.

Yuilla ha detto...

Appunto perciò io vado al lavoro in macchina..(il fatto che a piedi la distanza sia percorribile in circa 15 minuti è del tutto irrilevante..anche perchè è tutta salita :-))

Ziby ha detto...

"sarà mai riuscita la bella cubana ad arrivare illibata a destinazione?".

Può anche essere che il suo titolo di viaggio sia stato obliterato dall'autista.
Peccato non esserci stati.

Ah, una cosa: cosa sono gli autobus?

yuilla ha detto...

..e comunque la domanda finale è viziata da un'errata considerazione di partenza.."arrivare illibata": cosa ti fa pensare che sia partita "illibata"? :-)

kk ha detto...

Dubbio puerile. Una che in un giorno di pioggia se ne va in giro vestita solo della sua "simpatia" dell'illibatezza, come dire, sa come farne a meno.

Byte64 ha detto...

ma lo vedi che non sei stato attento, il giorno dopo era una giornata caldissima, il che spiega (forse) la minigonna ascellare della procace señorita.

kk ha detto...

Ma no, quella si vestiva così anche se c'era il Diluvio Universale...

billie ha detto...

io è da una vita che uso solo gli autobus per questo: se tralasci il fatto che non passano mai rispettando l'orario, che spesso saltano le corse, che anche per questo c'è sempre una calca pazzesca nell'ora di punta, che c'è, specialmente in questo periodo un'odore d'ascella pazzesco, che quando piove rischi di trovarti ombrelli infilati praticamente da tutte le parti... insomma, se tralasci tutto questo, in fondo in fondo è divertente!

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